Di Nonna Lia e della sua Pomata

Nonna Lia è la mia nonna materna.

Una donna della terra, energica, abituata ai lavori pesanti, al ritmo delle stagioni, alla fatica di una vita umile dove ci si deve arrangiare con quello che si ha. Ma dal cuore grande, generoso, pronto a dare tanto agli altri, come può fare veramente forse solo chi ha conosciuto sulla propria pelle la scarsità.

Da piccola pareva avesse la stoffa della scrittrice e aveva pure vinto un viaggio a Roma come premio per un racconto ben scritto.

Era in seconda elementare.

Scoppiò la guerra, e il viaggio a Roma e la frequenza scolastica furono sospese.

Ne rimase una grande narratrice, dalla fervidissima immaginazione, che per noi nipoti inventò mille mila racconti, vivaci e strampalatissimi, altre volte terrificanti: efficaci strumenti per smorzare le nostre voglie di “far baruffa”, il dolore di una caduta o per farci restare terrificati e immobili sotto le coperte anche se eravamo troppo grandi per fare il riposino dopo pranzo.

Dei fatti salienti della sua quotidianità tutto annotava (e tutt’ora annota) sul retro, sui bordi, e tra i nomi dei santi dei giorni del suo calendario, che guarda più che altro per capire quindi se è la luna giusta per seminare, tagliare, raccogliere o preparare la conserva.

Quando era il momento di preparare “la pomata” ci raccontava, ogni anno sempre uguale, la storia di come era riuscita a svelare gli ingredienti della ricetta, tanto gelosamente custodita in paese solo da una vecchietta che non la voleva dire proprio a nessuno.

Nonna Lia, preoccupata che tale ricetta andasse persa con la scomparsa della sua ormai anziana custode, portando una focaccia fatta con le sue mani come dono, aspettò questa donna fuori dalle porte della chiesa ogni domenica per tutta la Quaresima. “Non potrà proprio dirmi una bugia dopo aver fatto la Comunione” ci raccontava. E così, un ingrediente ogni domenica, il mistero della ricetta tanto tenuta segreta fu infine rivelato.

Nonna Lia l’ha poi trascritta nel suo libro di ricette lasciato in eredità alle nipoti femmine: tra il “baccalà” e “lo sciroppo” di rape per la tosse c’è “la pomata” per le scottature.

La ricetta, originariamente non molto più di una lista di piante ed erbe, è stata poi rielaborata, rivista e ulteriormente arricchita alla luce di più ampie conoscenze fitoterapiche.

Rimane discriminante e di fondamentale importanza invece l’originale processo di preparazione ed estrazione delle varie parti botaniche raccolte fresche, interamente manuale e particolarmente laborioso. In questo modo si concentrano e fanno lavorare in sinergia le benefiche proprietà di 5 piante in una base di olio extravergine d’oliva e cera d’api vergine biologica.

Grazie Nonna Lia per aver “salvato” questa preziosa ricetta.